Carretera de la Muerte

Carretera de la Muerte: adrenalina pura su due ruote

Cos'è
Abbigliamento necessario
Quale Agenzia
La mia esperienza

Cerchi Cosa fare in Bolivia? Carretera de la Muerte!

Sono di Roma e le ciclabili saranno forse proponibili l’anno del mai. È quindi circa 15 anni che non monto in sella ad una bici. Quale miglior occasione della Carretera de la Muerte in Bolivia?

Ok, io non sto bene con la testa, è vero, ma non si dice che andare in bicicletta non si scorda mai?

Cos’è la Carretera de la Morte?

L’unica strada percorribile che collegava La Paz alla regione Amazzonica della Bolivia è stato teatro di disastrosi incidenti fino al 2007 quando il governo Colombiano stanziò ben 120 milioni di dollari affinché venisse costruita una nuova strada più sicura sul versante opposto.

Da quel giorno la Carrettera de la Muerte è stata interdetta al traffico di automezzi, diventando la nuova Mecca per tutti i ciclo amatori del mondo.

Dai 3700 mt di La Paz si sale fino al tetto dei 4700 mt di La Cumbre, per poi scendere in una picchiata di 64 km fino ai 1500 mt di Coroico.

Si attraversano cascate, ghiacciai, smottamenti di ogni genere e per ogni metro di quella maledetta strada, sulla destra la parete rocciosa e sulla sinistra il nulla cosmico.

Nessuna transenna, solo crepacci infiniti. Da pelle d’oca!

Carretera de la Muerte
In bilico a 3000 metri da suolo

L’evento più tragico risale al 1983, quando un autobus con 100 persone a bordo precipitò in un precipizio profondo 3000 metri.

L’appellativo Carretera de la Muerte è a dir poco raccapricciante, ma mai così azzeccato. Fino alla sua chiusura al traffico la Carretera conta una media di ben 100 decessi l’anno!

Quindi, tornando a noi… non sembra anche a te l’occasione ideale per tornare in sella dopo la bellezza di 15 anni?

Cosa indossare

Tutto l’abbigliamento tecnico sarà fornito direttamente dall’agenzia alla quale deciderai di affidarti. Sarai tentato di imbacuccarti per bene al fine di far fronte al freddo pungente. Non farlo!

Nonostante alla partenza soffrirai un pochino il freddo dovuto all’altitudine e all’alta velocità. non appena il percorso si farà più impegnativo, comincerai a sudare le famose sette camice.

Non dimenticare infine che terminerai la tua folle discesa in piena Amazzonia, dove il caldo e l’umidità la faranno da padroni.

Quindi scarpe estremamente comode, una maglietta lunga ben traspirante, ed un pantalone leggero. La tuta che ti verrà fornita farà il resto.

L’agenzia

Una delle scelte da non tralasciare è proprio a quale agenzia affidarsi. Ormai in tutta la Bolivia promettono un’escursione con mezzi costantemente revisionati ed altamente affidabili, ma come diceva nonna, tra il dire e il fare..

Consiglio di affidarsi alla più riconosciuta ed apprezzata organizzazione, la WMDR Yungas Road, che al costo di 110€ mette a disposizione indumenti in neoprene, caschi e biciclette di pregevole fattura.

Un buon Grip potrebbe fare la differenza tra un’esperienza da non dimenticare e una che, per cause di forza maggiore, non potrai neanche ricordare. Non trascurare questo dettaglio.

Di prima mattina mi reco in agenzia, provo il casco, la tuta e mi sottopongono uno strano modulo: scarico totale di responsabilità! Loro ti hanno avvertito e tu sei consapevole del rischio che corri.

Perfetto, comincio a pensare che un giretto nell’androne sotto casa forse avrei dovuto farlo prima di partire per la Bolivia.

Mi infilo dentro il pulmino in preda alle paranoie e dopo un’ora e mezza siamo già a La Cumbre. 4700 mt ed un freddo che non te lo mando a dire!

Indosso tutto il possibile e più: gomitiere, ginocchiere, tuta, casco e guanti. Poi vedo lei, la mia bici ed un brivido mi percorre la schiena. Monto in sella e faccio un paio di giretti sulla piazzola. Merda.. lo ricordavo più semplice.

Oramai comunque le chiacchiere stanno a zero. Faccio un bel respirone.. si parte!!

L’esperienza

Il primo tratto della Carretera de la Muerte consiste in 20 km di discesa libera su strada asfaltata e regolarmente aperta al traffico. Tengo rigorosamente la destra (lato burrone.. ti pareva) e cerco di riprendere confidenza con le due ruote.

Carretera de la Muerte
Il primo tratto asfaltato

Dopo i primi chilometri prendo un po’ di sicurezza, mantenendo sempre la massima concentrazione, dato che alla mia sinistra continuano a sfrecciare auto e Camion come se io non esistessi.

Terminati i primi 20 km di riscaldamento ci fermiamo per pagare la tassa di ingresso al Parco Nazionale (25 BOB) e ci dirigiamo sul punto di partenza dell’avventura vera e propria, l’ingresso al Parque Cotapata.

Da li resteranno 44 km di pura adrenalina.

Nel frattempo siamo comunque scesi molto e, complice la tensione, il caldo comincia a farsi sentire.

Comincia la discesa più emozionante della mia vita! Il manto della Carretera de la Muerte è composto solo da ciottoli, non semplice sterrato, ma veri e propri sassi! Ovviamente stare con il sedere sul sellino è impossibile.

Carretera de la Muerte
Nota con quale scioltezza…

L’Amazzonia ora si fa sentire e più si scende e più l’aria si fa calda ed umida.

Cerco di rallentare quanto possibile, ma dopo un primo tratto, mi rendo conto che sarà impossibile percorrere tutto il percorso con il freno tirato. Dopo trenta minuti ho già le mani a pezzi, e decido di far correre la bici.

Di tanto in tanto sono tentato di guardarmi attorno, il panorama è sensazionale! Una splendida cascata di fronte a me scorre libera proprio sulla carreggiata. Cosa faccio, cosa non faccio, trattengo il respiro e tiro dritto cercando di non scivolare.

Circa a metà strada una provvidenziale pausa: siamo arrivati di fronte alla Curva del Diablo.

Il nome dice tutto. Una curva a gomito su un precipizio di 3000 metri, teatro delle più sciagurate disgrazie.

L a Curva del Diablo è terrificante proprio come sembra

Faccio i conti con le mie vertigini e partecipo alla foto di rito. Lo spettacolo è incredibile, ma mi rimane ancora una buona parte del tragitto e non voglio calare l’attenzione.

Tra un precipizio e l’altro, raggiungo l’ultimo tratto, sicuramente il più tecnico.

Un susseguirsi rapido di curve cieche in sequenza immerso in distese di piantagioni di coca.

Stremato, sudato ed a pezzi, raggiungo finalmente la strada asfaltata. È appena terminata una delle attività più adrenaliniche che abbia mai fatto.

Conclusioni

A freddo posso dirti che la difficoltà è sicuramente più contenuta del previsto. Basta una buona preparazione fisica, e saper andare in bici.

Non fate come me, saper andare in bici non vuol dire “ricordare” di saper andare in bici.

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