Chichen Itza
Chichen Itza

Chichen Itza: l’immensa opera Maya

Storia
Il sito: info utili
Come arrivare

Come visitare Chichen Itza

Da bambino avevo due sogni, di quelli che quando i grandi ti guardano ridono e pensano: “si si.. cresci e poi vedi..”. Non desideravo però fare il calciatore, nè il pilota di aerei.. io puntavo più in alto: complice Merlino della spada nella Roccia, sognavo di andare ad Honolulu; per colpa di Broken Sword (solo i Nerd come me possono capire) sognavo Chichen Itza. Sul primo ci sto ancora lavorando.

Un po’ di storia

Chichen Itza si trova nel territorio dello Yukatan, una regione in prevalenza molto arida. La presenza di due pozze di acqua corrente (oggi conosciute sotto il nome di Cenotes), invitarono le tribù Maya ad insediarsi proprio nella zona dove oggi possiamo ammirare il sito.

Dei due Cenotes, il Cenote Sagrado è quello di rilevanza maggiore per gli archeologi. Difatti all’inizio del xx secolo, furono organizzate importanti spedizioni atte a dragare lo specchio d’acqua riportando alla luce preziosissimi manufatti.

I Cenotes ricoprivano quindi un ruolo di culto importante all’interno della città. Era nelle sue acque che i Maya compivano sacrifici agli dei e riti propiziatori.

Il picco di massima ascesa di Chichen Itza si ebbe intorno al 600 D.C. quando divenne il più importante centro culturale, politico ed economico della penisola dello Yucatan. Le ricchezze accumulate diventarono ben presto un forte richiamo per i regni circostanti, cosicché intorno al 987 fu conquistata dal Re Tolteco Quetzacolt.

Verso la fine del millennio l’influenza Tolteca mutò considerevolmente l’aspetto dell’insediamento, regalandoci un’interessante mescolanza di stile Maya e Tolteca.

La città fu poi quasi subito abbandonata senza apparente motivo. Gli studiosi si stanno ancora interrogando circa le motivazioni che spinsero una popolazione così importante ad emigrare interamente.

Il sito oggi

Se pensiamo a Chichen Itza la nostra mente va dritta alla piramide ma, chiaramente, sviluppandosi il sito per 3km quadrati, non è questo l’unico punto di interesse.

Oltre alla piramide di Kukulkan (detta anche el Castillo) particolarmente ben conservati sono il Tempio dei Guerrieri, il campo del gioco della palla, l’osservatorio astronomico di El Carcol e il Complesso des Las Monjas.

Il sito è aperto alle visite dalle 8 alle 17 ed il costo di ingresso equivale a circa 12€.

Il consiglio è quello di non visitarlo il fine settimana, in special modo di Domenica, poiché in quel giorno i Messicani entrano gratuitamente e Chichen Itza risulta così essere un po’ troppo affollata.

Non appena ho varcato l’ingresso di quella città magica il mio passo è stato dritto e spedito verso quella che ad oggi è considerata una delle sette meraviglie del mondo moderno: El Castillo.

Chichen Itza
El Castillo

Arrivato al cospetto della piramide non trattengo l’emozione. È quello che sognavo e che finalmente sto vivendo davvero.

Per provare di nuovo un’emozione simile dovrò  aspettare ben 8 anni e la visita ad un altro must di epoca precolombiana: il Machu Picchu. Per saperne di più leggi il Post “Machu Picchu: un sogno che si avvera”

Su ognuno dei quattro lati si erge una scalinata, fino alla sua sommità, mentre alla base grosse teste di serpente incutono un certo timore.

Sono rimasto esterrefatto quando sono venuto a conoscenza del particolare evento che per due volte l’anno ammalia migliaia di visitatori.

Agli equinozi di Autunno e Primavera il sole, prima di tramontare, proietta le ombre dei gradoni, andando a formare il corpo di un serpente piumato (Kukulcan), precisamente del serpente la cui testa era alla base della scalinata nord.

Chichen Itza
Il serpente alla base della scalinata Nord

Un evento quasi mistico, che denota una grandissima conoscenza dell’astronomia da parte dei Maya (non è infatti l’unico gioco di luce ammirabile in questo o in altri siti).

Purtroppo oggi non è più possibile scalare la piramide, un po’ per preservarla maggiormente, un po’ per questioni di sicurezza (soprattutto in seguito alla morte di un turista scivolato durante la salita). Per scalare una piramide Maya dovrò però attendere solo qualche giorno.

Se vuoi saperne di più, leggi il Post “Le piramidi della Riviera Maya”

Nell’immediata vicinanza del Castillo si erge un altro complesso a gradoni situato alle spalle di un bellissimo colonnato. Si tratta del tempio de Guerrieri.

Le colonne sono finemente intagliate e raffigurano scene di guerrieri che si sono particolarmente contraddistinti in battaglia.

Chichen Itza
Il tempio dei guerrieri

Sulla sommità del tempio è posta una statua di Chac Mool (una strana scultura tipica della mesoamerica precolombiana che riproduce una figura umana in posizione reclinata con la testa alzata e rivolta verso il lato destro) utilizzata in passato come altare per sacrifici.

Lasciandomi alle spalle quest’ultimo edificio mi incammino sotto un sole cocente (a proposito, l’ombra qui non esiste) verso il più grande Campo della Pelota di tutto il mesoamerica.

Chichen Itza
Il campo della Pelota

Effettivamente è immenso, e i bassorilievi che ne adornano il perimetro raffigurano scene di un gioco non certo tranquillo e amichevole. Teste decapitate e fiotti di sangue che prendono sembianze di serpenti piumati non sembrano preludere al meglio.

La pelota era un gioco particolarmente amato e diffuso in tutte le civiltà precolombiane, e le sue regole (a noi sconosciute) variavano di tribù in tribù.

Molto interessanti anche le altre strutture del sito archeologico: il palazzo governatoriale di Las Monjas, e soprattutto l’osservatorio astronomico di El Caracol.

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El Caracol

Quest’ultimo ha particolarmente appassionato studiosi e curiosi a testimoniare l’immensa conoscenza astronomica degli antichi Maya. Se penso che io faccio ancora difficoltà ad individuare la stella polare..

La giornata corre via velocemente e all’uscita dal sito ci si sente un po’ più ricchi dentro.

Come arrivare

Il complesso è facilmente raggiungibile in auto oppure in Pullman dalle vicine Cancun o Playa del Carmen.

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